A dire la verità volevamo usare un’altra parola, ma poi dicono che pare brutto: va beh, facciamo sfoggio di eleganza in questo mondo dove a essere sfoggiata spesso è, a quanto pare, l’ignoranza.
Quella di chi fa una cosa idiota e non se ne rende conto, prima di tutto.
Perché se il lato B ti pesa così tanto da non poter fare quattro passi con un cavallo a mano e bypassi il problema posando il tuo deretano in macchina e tenendo il cavallo alla longhina dal finestrino abbi almeno il buon gusto, poi, di non pretendere di passare per ‘fisicaccio’.
E se anche, teoricamente, fare questa cosa tenendo il cavallo al passo non sembra maltrattamento lo è potenzialmente.
E con una probabilità altissima di diventarlo nella realtà, in caso il povero cavallo per qualsiasi motivi si spaventi, tiri e scappi via per strada statale, tangenziale, e via dicendo.
Con grandissima possibilità poi di scontrarsi con pedoni, biciclette, motocicli, autoveicoli e autoarticolati assortiti uccidendo se stesso e i miserandi passanti.
E’ chiaro questo?
Se anche il cavallo non appare evidentemente maltrattato (cammina, non è trascinato a corpo morto a terra), è comunque messo in un gravissimo rischio insieme a chiunque si trovi nei paraggi.
Senza contare che è una cosa veramente brutta da vedere, di quel brutto che sa di incompetenza.
Ma come se non bastasse una persona, o due, del tutto inconsapevoli di quanto sopra (se volete trovare un sinomino per quell”inconsapevoli di quanto sopra’ fate pure: a noi ne sono venuti in mente parecchi) ci sono anche quelli che li copiano.
Che li emulano. Che fanno uguale.
I geni.
Mai che a questi originaloni venga in mente di emulare un premio Nobel, il vicino di casa laureato in fisica quantistica, il volontario che va a dare una mano al reparto pediatrico oncologico della città, no: emulano la cosa più facile, cioè quella sbagliata.
Comodo, facile, non costa nessuna fatica: e come tutte le cose comode, facili, che non costano nessuna fatica non vale un fico secco.
Altra cosa: le parole hanno un peso, un significato, una valenza peculiare, una per una.
Quindi attenzione a usare la parola ‘maltrattamento’ per i veri maltrattamenti e non per altre cose che possono essere definite come ‘assurde imprudenze’, vergognose abitudini’, ‘stupide idiozie’.
Altrimenti si desensibilizza l’attenzione delle persone: e non viviamo in tempi in cui l’attenzione si possa maltrattare così impunemente, già è abbastanza provata.
La parola ‘orrore’ sparata in un titolo serve solo a tirare like e visualizzazioni vuote di ogni utilità sociale, anche se valevoli ai fini social.
Siamo onesti, siamo coraggiosi, siamo originali: certe volte al posto di ‘orrore’ è più giusto mettere ‘idiozia’, al posto di ‘aguzzino’ ci sta più giusto ‘ignorante’ e invece di ‘torturatore’ il termine ‘coglione’ potrebbe essere più realmente attinente.
Fino a che non ci scappa il morto, equino o umano che sia, ovviamente.